mercoledì 14 maggio 2008

Mutual Recognition

Mutual Recognition, è il titolo di un breve ma intenso filmato girato da Jehane Noujaim per il PangeaDay (10/05/2008); è la storia del "reciproco riconoscersi" all'interno del rapporto, fra un imam marocchino e sua moglie, dove vengono esaltati i valori di amore e rispetto propri della cultura araba e della fede islamica, quella vera che oggidì ha poche occasioni di esprimere il proprio punto di vista in contrasto con l'immagine chiusa e integralista proposta generalmente dai media.
Jehane Nouajaim, americana di origini egiziane, è una pluripremiata regista conosciuta per i suoi documentari "Control Room - different channels, different truth" sull'inizio della guerra fra Iraq e Usa, e "Startup.com" sulla net economy. Nel 2006 vince il TED Prize .
E' in quella occasione che Nouajaim esprime il desiderio di unire il mondo intero in un solo giorno grazie al potere del cinema e delle immagini. Due anni dopo, il 10 maggio 2008, con il Pangea day, quel desiderio diventa realtà.
Mutual Recognition (reciproco riconoscimento) è un filmato che merita una attenzione particolare, soprattutto quando l'iman, a proposito della moglie, dice: "Ho imparato nel corso della nostra storia che parlando con lei avrei visto le cose dal suo punto di vista, cose che non sarei mai riuscito a vedere..."
Chi avesse problemi con l'inglese, sul sito di Pangeaday si può trovare il filmato con i sottotitoli in diverse lingue, fra cui l'italiano.
Buona visione!

lunedì 21 aprile 2008

Campionato mondiale del pesto 2008


Ci sono ancora persone vere, che credono in qualcosa e che si sforzano di valorizzare la loro città e un prodotto che la rappresenta con serietà e con "purezza", senza mischiare il tutto con il vendere per forza qualcosa, queste persone appartengono alla Associazione Palatifini di Genova e i loro nomi sono: Roberto Panizza e Natalia Olivi. E' grazie a loro e ad altri amici se è nato e si è sviluppato il Campionato Mondiale del Pesto.
Quest'anno il Campionato si è tenuto, sabato 19 aprile, nella bellissima cornice di Palazzo Ducale, dove i dogi della Repubblica marinara governavano i commerci del Mediterraneo, e ha visto la partecipazione di circa 100 concorrenti, alcuni dei quali provenivano da molto lontano: Usa, Libano, Giappone.
Il pesto genovese è composto da basilico genovese dop, pinoli, parmigiano reggiano stravecchio, fiore sardo, aglio di vessalico, sale marino grosso, olio extravergine di oliva riviera ligure dop; tutti gli ingredienti vengono pestati nel tipico mortaio di marmo.

Nella foto sopra al centro si riconosce il vulcanico e creativo Roberto Panizza, anima del Campionato, durante le fasi eliminatorie a Boccadasse (GE).
I concorrenti al campionato vengono giudicati in base ad alcuni parametri: manualità, aspetto (più chiaro è il pesto e meglio è), finezza macinatura, consistenza, equilibrio finale fra gli ingredienti (il parametro più importante, non solo nel mondo del pesto).
Quest'anno la vittoria e il premio del pestello d'oro, fra lo stupore di molti, sono andati ad un americano di origine coreana, James D. Bowien, cuoco in un ristorante di cucina genovese (Farina Restaurant) a San Francisco; al secondo e terzo posto due genovesi doc: Mauro Canepa e Alfonsina Trucco.

Il campionato è stato allietato dalle note dell'inno ufficiale eseguito dagli amici della band ligure dei Buio Pesto, un inno originale e simpaticissimo, diffuso, dalle televisioni presenti (fra cui BBC , Dutch Tv, Sky, Raisat) in tutto il mondo.
Durante i giorni passati a Genova ho imparato, grazie all'amica genovese Bluerosa che la morte migliore per il pesto genovese sono i gnocchi e la piccola lasagna, e grazie agli amici di Palafini, fra tutti, la carinissima Natalia, che Genova è una città di gran fascino, un piccolo gioiello d'arte affacciato al mare, che merita rispetto e attenzione.
Genova nel cuore, for ever and ever!

mercoledì 16 aprile 2008

India, per vedere l'elefante


Giorni fa è entrato in negozio, pervaso da un'aura di entusiasmo, l'amico Massimo Voghera, docente all'Accademia delle Belle Arti di Torino, di ritorno da una mostra di bellissimi acquarelli tratti da un libro-carnetdiviaggio, uscito per i tipi di Edt, valente casa editrice torinese vocata ai temi del viaggio e dell'esplorazione.
E , voilà, il libro "India per vedere l'elefante" di Stefano Faravelli è qui fra le mie mani, e posso confermare che è uno scrigno di tesori, un libro che non deve mancare nella vostra libreria e, in un certo senso, nel vostro cuore.
Stefano Faravelli è un valente pittore oltre che esperto di studi orientali e filosofia morale, e questa sua doppia vocazione di peintre-savant lo ha indirizzato verso il carnet di viaggio come modello espressivo delle sue peregrinazioni. Sono stati pubblicati, sempre da Edt, anche i bellissimi carnet di viaggio su Cina e Mali.


Il libro si apre con una famosa storia di Jalal-ud Din Rumi che riassume l'intento del libro e che apre una prospettiva diversa alla visione del viaggio della vita:
" Un elefante proveniente dall'India fu alloggiato in una stalla oscura.
La gente che non aveva mai visto un simile animale si precipitò ad ammirarlo.
Poichè non si vedeva nulla a causa del buio, le persone si misero a toccare l'animale.
Uno di essi toccò la proboscide e disse: "Questa bestia è fatta come un tubo!"; un altro ne palpò le orecchie: Lo si direbbe piuttosto simile ad un ventilatore"; un terzo, toccando le zampe disse: "Neanche per sogno! L'elefante è tal quale ad una colonna".
E così ciascuno di loro si mise a descriverlo a modo suo.
Fu un vero peccato che non avessero una lampada per mettersi d'accordo. "


Questo libro, dice Stefano Faravelli, racconta il mio viaggio per vedere l'elefante: proboscide islam, orecchio sikh, zampa indù...L'India diventa l'Arca in cui sono custodite, fino alla fine dei tempi, tutte o quasi le grandi rivelazioni dell'umanità.
Un gioiello di libro!



domenica 16 marzo 2008

Magnifici Oddero



Alla fine di febbraio ho avuto la fortuna di partecipare, presso il Grand Hotel Sitea di Torino, ad una degustazione in verticale di alcuni Baroli della azienda Oddero di La Morra (CN), organizzata dagli amici di Slowfoodtorino e presentata dal mitico Vittorio Manganelli, curatore della Guida dei Vini SlowfoodGamberoRosso, uno dei più grandi esperti di vino che io conosca, un sommo, con in più la capacità di divertire e creare interesse in chi ascolta.
Oddero è un'azienda storica, imbottiglia da 150 anni, possiede 35 ettari quasi tutti di vigneti di cui 16 di Nebbiolo da Barolo (!), oggi siamo alla sesta generazione tutta femminile, ma già si fanno avanti i giovani nipoti (ad una di loro, Isabella, si deve l'incentivo a rimodernare il sito web aziendale con la collaborazione degli amici di Blulab).
Presenti in sala c'erano l'esperta Mariacristina Oddero e il giovane enologo Luca Veglio, molto simpatico e disponibile a spiegare le alchimie delle sue creazioni, un enologo da seguire con attenzione nel prossimo futuro (insieme all'altro giovanissimo Bruno Tamagnone di Cascina Gilli).
Luca Veglio lavora come enologo solo per gli Oddero perchè, come ci spiega, il Barolo richiede una presenza e una vigilanza costante, quasi quotidiana.
Vittorio Manganelli ci conferma che esistono circa 570 etichette di Barolo, ma di queste (molte create solo per i mercati stranieri...) solo un centinaio sono interessanti; poi ci ricorda che ancora nel 1956 al mitico Ristorante Posta di Monforte (CN) veniva servito il vino in bottiglia con su scritto un generico Vino Rosso, le etichette, le denominazioni nascono dopo.
Manganelli afferma che oggi, rispetto al passato, è difficile distinguere le zone di provenienza del Barolo e che bisogna porre un freno a quei produttori che desiderano un Barolo uniforme, senza differenze fra le varie annate e i vari terroir ; purtroppo il disciplinare permette l'aggiunta di un 15% da altre annate per aggiustare ciò che deve rimanere come è in natura.


Tocca poi al giovane Luca Veglio parlare del fondamentale rispetto del territorio, e dei 25 dipendenti diretti dell'azienda che non fa uso di cooperative esterne e a cui va il mio plauso per questa scelta a prima vista non economica.
Veglio ci spiega che il clima è cambiato, le annate sono più calde, si vendemmia prima e bisogna alzare il livello di cura per il vigneto e per la cantina.
I barolo assaggiati e comparati sono stati due: il Barolo Bussia Soprana Vigna Mondoca 2001, 1999, 1997, 1996 e il Barolo Vigna Rionda 2001, 1999, 1998.
Alla fine Mariacristina Oddero ci ha regalato l'assaggio del Barolo Vigna Rionda 1989, uno dei vini mito nelle Langhe e nel mondo degli ultimi vent'anni, un vino meraviglioso, di cui serberò imperituro il ricordo...
Manganelli ha ricordato che per il Barolo vale la regola del 9, va bevuto dopo nove anni: in questo momento l'annata da bere è il 1998, e ha sottolineato che fino allo sdoganamento da parte dell'americano Parker nel 1990 questo vino ricco di tannini non aveva grande condiderazione internazionale.
Ad una mia precisa domanda Manganelli sottolinea che per il Barolo bastano due ore di anticipo nell'apertura prima di essere servito al desco, non occorrono tante ore come credevo.
Gli Oddero producono, sempre nel massimo rispetto della tradizione, anche altri vini (per un totale di c.a 200.000 bottiglie) fra cui Barbera d'Asti (da vigne in Vinchio Vaglio) e Barbera d' Alba, Barbaresco dal vigneto Gallina di Neive e un altro grande Barolo, il Rocche di Castiglione.
Famiglia Oddero, grazie di esistere!
I


sabato 8 marzo 2008

A Maria Grazia



A Maria Grazia, che da oggi riposa in pace nel piccolo cimitero di Cavoretto e nei ricordi del nostro cuore, una breve poesia di Yosa Buson:

Caduto il fiore
resiste l'immagine
della peonia

sabato 16 febbraio 2008

Persepolis

E' con gioia che annuncio per il 29 febbraio l'uscita nelle sale italiane di Persepolis, il film d'animazione tratto dall'omonimo libro a fumetti di Marjane Satrapi.
Il libro in Italia è edito, in edizione integrale, da Lizard.
Per ulteriori informazioni consiglio un giro sul blog italiano di Persepolis.

giovedì 14 febbraio 2008

San Valentino

Stamani in negozio stavo ascoltando questa famosa aria e una signora, in là negli anni, si è commossa sentendola e ripensando al fatto che oggi è la festa degli innamorati; a lei e a tutti coloro che confidano nella forza dell'amore dedico questo meraviglioso video.